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La fonte militare: “Trump ha firmato la legge contro le insurrezioni”

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Il colpo da maestro di Trump contro il deep state

  • di Cesare Sacchetti

L’ultimo articolo che ha pubblicato la giornalista americana Laurie Roth potrebbe essere davvero la chiave di tutto.

Potrebbe essere in pratica la chiave di lettura per spiegare quanto accaduto negli ultimi sei mesi negli Stati Uniti.

La Roth scrive che ha avuto una conversazione telefonica con un alto ufficiale delle forze armate degli Stati Uniti che le avrebbe fatto una rivelazione clamorosa.

Pochi giorni prima di lasciare la presidenza, il 14 gennaio per la precisione, Donald Trump avrebbe firmato la legge che negli Stati Uniti è nota come “atto contro le insurrezioni” e che assegna poteri speciali emergenziali al presidente degli Stati Uniti per sedare ribellioni e azioni che minino direttamente la sovranità degli Stati Uniti.

La giornalista nel suo articolo intitolato I militari e Trump sono in controllo?”  afferma che “a proposito delle speculazioni e della confusione se il Presidente Trump abbia firmato la legge contro le insurrezioni o meno, lo ha fatto.” La Roth afferma chiaramente che la firma sarebbe avvenuta il 14 gennaio 2021 e che “l’atto gli ha accordato due mesi in più come Presidente secondo le stesse direttive della legge.”

Al momento della fine della proroga dei poteri presidenziali estesi per due mesi, le forze armate americane, aggiunge la Roth, hanno “dato due mesi in più a Trump come Presidente.” Questa seconda estensione dei poteri presidenziali di Trump sarebbe terminata lo scorso 20 maggio e “probabilmente estesa ancora dai militari che sono in controllo di fatto secondo quanto prevende la legge contro le insurrezioni.”

A questo punto, la prima obiezione naturale e spontanea che si potrebbe fare riguardo a quanto affermato dalla giornalista americana è che tutto questo non è possibile in quanto una simile dichiarazione richiede una promulgazione ufficiale dell’atto da parte del Presidente degli Stati Uniti.

L’atto, in altre parole, deve essere reso pubblico e non può restare privato. In realtà, non è affatto così ed è il testo stesso della legge a dirlo.

L’atto contro le insurrezioni è stato originariamente inserito nell’ordinamento americano nel 1807 e ratificato dall’allora presidente Thomas Jefferson.

Successivamente, le disposizioni previste da questa legge sono state inserite nella legge nota come “Posse Comitatus Act” del 1878.

Una parte di queste disposizioni in questione prevede che per ciò che attiene la sfera della “difesa nazionale” da minacce esterne non si segue la stessa procedura prevista per l’attivazione della legge contro le insurrezioni.

Secondo alcune interpretazioni giuridiche, questo vale a dire che in questa circostanza il Presidente degli Stati Uniti non è tenuto a informare il Congresso e a fare una proclamazione ufficiale dell’atto.

Se la sicurezza stessa del Paese si trova messa a rischio da delle minacce in grado di rovesciare il Presidente e la Costituzione, allora il Comandante in capo può firmare la legge senza fare alcun annuncio ufficiale.

Il Presidente poi in situazioni di emergenza del genere può ricorrere anche ad altri poteri straordinari pienamente in linea con la costituzione e leggi federali americane.

Probabilmente molti non hanno sentito parlare dei cosiddetti PEAD, acronimo che sta per “presidential emergency action documents”, ovvero documenti presidenziali per azioni di emergenza.

La creazione dei PEAD risale ai tempi dell’amministrazione Eisenhower durante i primi anni’50 e sono degli atti pensati specificamente per fronteggiare delle situazioni di emergenza e garantire la cosiddetta “continuità di governo”.

All’epoca, la preoccupazione principale era quella di assicurare che ci fosse un governo pienamente funzionale in caso scoppiasse un conflitto nucleare.

I poteri dei PEAD si sono andati poi progressivamente estendendo fino ad includere altre situazioni di pericolo o emergenza per la sicurezza degli Stati Uniti.

Questi atti hanno una caratteristica particolare. Sono segreti e non sono sottoposti alla ratifica del Congresso degli Stati Uniti, quindi non c’è modo che qualcuno lo venga a sapere salvo i vertici delle forze armate ai massimi livelli della catena di comando che vengono informati dal Presidente stesso che è stato dichiarato uno stato di emergenza, e che il comandante in capo assume poteri straordinari per fare fronte a questa situazione.

La strategia di Trump per colpire al cuore il deep state

Questo potrebbe essere davvero l’iter legislativo che spiega cosa è accaduto negli ultimi mesi. Questa potrebbe essere stata in pratica la mossa del cavallo di Trump per giocare il deep state che ha a tutti gli effetti architettato un colpo di Stato per rovesciare il Presidente degli Stati Uniti.

A questo punto però occorre fare un breve passo indietro e tornare a quei mesi di grande subbuglio dopo la famigerata notte del 3 novembre, quando ebbe luogo il più grosso broglio elettorale della storia, fino al 20 gennaio, nel giorno della inaugurazione, a questo punto finta, di Joe Biden.

Tutti sapevano che le elezioni erano state truccate. Le prove di grosse irregolarità erano già evidenti all’epoca, quando per la prima volta nella storia delle elezioni si sono verificati dei veri e propri “miracoli” mai visti, quali morti che sono tornati in vita per poter dare il loro voto a Joe Biden oppure voti postali che venivano tutti assegnati al 100% a Joe Biden.

Tutto era noto e Trump sapeva perfettamente che questo era il piano al quale stava lavorando il mondialismo già due anni prima, quando nel 2018 firmò un ordine esecutivo intitolato “Imposizione di determinate sanzioni in caso di ingerenza elettorale straniera nelle elezioni USA” nel quale appunto parlava dell’attivazione di uno stato di emergenza qualora si fossero verificate delle ingerenze straniere indirizzate a manipolare il risultato delle elezioni americane.

Le ingerenze si sono a tutti gli effetti verificate, in particolar modo da Paesi quali Cina, Italia, Spagna, Svizzera, Canada e Germania.

Soprattutto un ruolo chiave in questo vero e proprio attacco alla sovranità degli Stati Uniti lo avrebbe avuto l’Italia, in quanto la parte decisiva del broglio sarebbe avvenuta proprio in Italia, nell’ambasciata americana, attraverso la partecipazione di Leonardo, società partecipata dal governo italiano, e dell’allora governo Conte che avrebbe autorizzato questa operazione.

L’attacco contro la sovranità degli Stati Uniti era effettivamente partito e si era messo in moto un evidente golpe elettorale per poter rovesciare il Presidente Trump.

Il deep state stava cercando di rimediare a quello che per loro era stato un grave incidente di percorso avvenuto nel 2016, quando Trump divenne presidente.

All’epoca, il sistema decise di architettare il falso scandalo del Russiagate nel tentativo di raffigurare Trump come uomo al soldo dei russi.

Anche in quell’occasione, l’Italia ebbe un ruolo fondamentale perché l’operazione sarebbe avvenuta su due sponde. Dal lato americano, l’allora presidente Obama che avrebbe coordinato lo spionaggio illegale contro Trump e l’apertura dell’inchiesta dell’FBI “Crossfire Hurricane” per indagare l’inesistente collusione di Trump con la Russia.

Dal lato italiano, l’allora primo ministro italiano Renzi che avrebbe messo a disposizione i servizi italiani per permettere la riuscita di questa operazione.

L’asse tra il deep state americano e quello italiano è stato dunque il minimo comun denominatore degli ultimi quattro anni che ha cercato di rovesciare costantemente di rovesciare Trump.

L’operazione fallì perché Trump divenne ugualmente Presidente. Nel 2020, la cabala mondialista sapeva perfettamente che sarebbe servito un golpe di proporzioni ancora maggiori per spodestare Trump.

È per questo che tutto l’establishment americano, sotto la diretta supervisione del ramo britannico della famiglia Rothschild, banchieri di origini askenazite, ha dato l’ordine di eseguire la più grossa frode elettorale della storia.

Trump sapeva perfettamente quali erano i piani dell’altra parte. Non era affatto impreparato. Sapeva che il mondialismo doveva arrivare a concepire un golpe di una enorme portata per poterlo effettivamente rovesciare.

I tentativi contro la vita del Presidente erano del resto tutti falliti. Nell’agosto del 2020, un misterioso cecchino ha sparato contro la scorta degli elicotteri presidenziali ferendo un agente. Ad oggi, ancora non si è saputo chi sparò quel colpo.

Subito dopo, un drone è riuscito incredibilmente ad avvicinarsi all’aereo del Presidente e per poco la collisione è stata sfiorata.

All’arco delle frecce del deep state, restava la frode elettorale che è stata eseguita su larga scala in tutti gli Stati chiave americani, e ha coinvolto anche i vari governi europei, su tutti quello italiano, nelle mani del mondialismo e ferocemente nemico del Presidente americano.

Trump ha aspettato sulla riva del fiume e ha atteso l’attacco dei suoi nemici che era stato ampiamente preventivato.

Ha lasciato che portassero avanti il broglio e a gennaio attraverso la firma della legge contro le insurrezioni ha di fatto reso l’amministrazione Biden un’amministrazione fantoccio.

Tutto questo senza fare il minimo rumore. Senza dare la possibilità ai media americani e mondiali nelle mani di corporation e finanza internazionale di definirlo come “dittatore” per aver ordinato l’esecuzione di un atto necessario per sventare il colpo di Stato in atto contro la sua presidenza.

La beffa più grande di Trump nei confronti del sistema è stata proprio questa.

Sono troppi gli indizi e le prove che stanno dimostrando come l’amministrazione Biden non abbia mai veramente assunto i pieni poteri.

Il deep state aveva dato a Biden il compito di portare avanti il Grande Reset. Gli aveva dato, in altre parole, il compito di trascinare l’America e il mondo verso l’ultimo passo del Nuovo Ordine Mondiale.

Gli era stato dato anche il compito di alzare le tensioni con la Russia fino ad arrivare ad un possibile scontro armato.

Nulla di questo è accaduto. Al contrario, si stanno verificando scenari di segno opposto. A questo punto, tutto assumerebbe un senso. Se Trump ha davvero firmato l’atto contro le insurrezioni si comprenderebbe perfettamente perché Biden non ha fatto nulla di tutto quello che avrebbe dovuto fare, ma al contrario sta persino portando avanti delle politiche che lo stesso Trump avrebbe potuto intraprendere, quali la distensione dei rapporti con la Russia.

A questo si capirebbero diverse cose che forse sei mesi fa non erano del tutto chiare. Molti probabilmente ricorderanno già a gennaio il primo video di Biden nell’ufficio ovale. Ad un certo punto del video, si intravede dietro Biden una sagoma che assomiglia moltissimo a quella di Trump.

Se era veramente Trump, allora il messaggio che il Presidente stava mandando ai suoi nemici era fin troppo chiaro.

Si stava prendendo gioco di loro. Trump ha permesso l’inaugurazione di un’amministrazione fantoccio e si è servito di questa per raggiungere meglio i suoi scopi.

Negli ultimi sei mesi, è stata data vita ad una vera e propria demolizione controllata dei cardini del mondialismo.

I quattro passaggi per colpire al cuore il Nuovo Ordine Mondiale

Il primo passaggio che Trump e i militari alleati con lui hanno colpito è stata la finanza internazionale che è il portafoglio di tutte le lobby di Washington.

L’operazione GameStop non appare affatto il risultato di un incontro casuale di quattro investitori dilettanti che si sono messi d’accordo per comprare le azioni di questa società facendo perdere sommi enormi ai fondi di investimento di Wall Street che avevano invece scommesso che le azioni sarebbero scese e hanno dovuto pagare miliardi di dollari ai piccoli azionisti americani.

GameStop è stato l’inizio di una demolizione controllata. È stato l’inizio di un attacco al cuore del sistema del mondialismo.

Il secondo passaggio è stato rimuovere le restrizioni inutili e dannose del coronavirus. Se si guarda alla progressione degli ultimi sei mesi delle misure Covid negli USA, si può vedere facilmente come ormai 46 Stati su 50 abbiano tolto l’obbligo di indossare le mascherine.

Gli Stati Uniti non sono entrati nel Grande Reset. Al contrario, se ne sono completamente allontanati.

Il terzo passaggio è stata l’operazione della nave Evergreen nel canale di Suez. Diversi esperti navali hanno rilevato una circostanza molto semplice. Il posizionamento di una nave di proporzioni così enormi in uno spazio così stretto come il canale di Suez non è stato affatto casuale.

Quella nave è stata messa lì appositamente. Una fonte militare americana di primo livello ha rivelato al giornalista americano Scott McKay che sui container di quella nave effettivamente c’erano bambini rapiti in vari luoghi del mondo destinati a finire tra le braccia della rete pedofila internazionale.

I bambini sarebbero stati recuperati poi dalle forze speciali americane e russe.

Prima di definire frettolosamente come “complottista”, neologismo privo di senso logico tanto caro al regime, questa ipotesi è necessario ricordare che non è affatto la prima volta che esseri umani vengono trasportati in questo modo.

Lo scorso anno, la polizia olandese ha arrestato un giro di trafficanti che aveva preparato proprio dei container per trasportare delle persone finite nella rete dei trafficanti.

Al tempo stesso, questa operazione ha assunto un rilievo più prettamente geopolitico ed economico.

Attraverso la chiusura temporanea del canale di Suez, Trump ha assestato un duro colpo al motore economico della globalizzazione, ovvero la Cina comunista.

Quel tratto di mare è infatti diventato il passaggio principale di scambio delle merci cinesi. Tramite la sua ostruzione, la parte di Trump ha mandato un messaggio inequivocabile ai piani alti del mondialismo.

La globalizzazione è costruita sulle sabbie mobili e può essere affondata in ogni momento attraverso la chiusura dei passaggi navali commerciali sui quali viaggiano le merci.

Ora c’è il quarto passaggio, quello definitivo. L’annullamento del golpe elettorale e il ritorno ufficiale di Trump al potere.

Se si dà uno sguardo al sito di Trump “Dalla scrivania di Donald Trump” si vede che Trump non sta parlando altro che delle perizie legali in corso sui voti nei vari Stati che stanno dimostrando tutti come l’elezione sia stata rubata.

Un meccanismo irreversibile è stato messo in moto. I “giornalisti” al soldo del sistema quali Rachel Maddow lo hanno compreso perfettamente. Una volta che partono i riconteggi, altri ancora ne seguiranno e il broglio uscirà definitivamente alla luce.

Maricopa è stato l’inizio di un processo pressoché irreversibile. Il risultato di questo processo è quello di riportare Trump al potere molto prima del 2024. Gli uomini più vicini a lui, quali Mike Lindell, Sidney Powell e Lin Wood lo dichiarano apertamente.

Il ritorno di Trump è alle porte. La storia del 2024 è solo un modo per depistare i media che ignorano disperatamente la realtà dei fatti nella sciocca illusione che la realtà vada via.

Q non è una psy-op

In pratica, si sta assistendo ad una operazione che è stata militarmente e scientificamente pianificata.

Personalmente, chi scrive non aveva una opinione specifica di Q, il gruppo di intelligence militare che si ritiene essere dietro Trump. Negli ultimi mesi però sono emersi dei fatti incontestabili. L’operazione terroristica del coronavirus non è stata in grado di trascinare il mondo verso l’ultima fase del Nuovo Ordine Mondiale.

Soprattutto, il sistema non è stato in grado di riprendersi il controllo degli Stati Uniti, senza i quali è impossibile qualsiasi governo mondiale.

Al lettore non si chiede nessuna cieca adesione a “credere nel piano”. Si chiede soltanto di mettere insieme i fatti e arrivare alle proprie conclusioni.

I fatti però stanno dicendo che sullo scacchiere globale, il mondialismo sta perdendo la partita.

Gli Stati Uniti non stanno marciando verso la società totalitaria desiderata dalle élite né tantomeno lo sta facendo la Russia, la seconda superpotenza mondiale.

Soltanto la debole UE sta provando a forzare la mano, ma senza la partecipazione delle due superpotenze qualsiasi Grande Reset è impossibile.

Per tutte queste ragioni si è portati a pensare che Q non sia affatto una psy-op come, ad esempio hanno sostenuto il giornalista americano Alex Jones e lo scrittore inglese David Icke.

A questo proposito, è importante ricordare che il primo, Jones, ha dichiarato già due anni fa di non volere avere più nulla a che fare con Trump.

Il secondo invece è un divulgatore della teoria che i rettiliani, presunti esseri extraterrestri, sarebbero in controllo della Terra, e la teoria degli alieni è strettamente legata ad ambienti massonici e New Age di ispirazione satanica e esoterica, in quanto funzionale a negare l’esistenza di Dio.

Icke, in particolare, ha sostenuto che Q non fosse altro che una riedizione di una rete di falsi dissidenti chiamata “Operazione Fiducia” ai tempi del regime bolscevico comunista negli anni’20.

Lo scopo di questa rete era quello di costruire una falsa opposizione gestita dal regime bolscevico stesso per poter poi catturare tutti coloro che si erano opposti al regime stesso.

Se Icke avesse ragione però, a questo punto si sarebbe dovuto assistere ad una retata di dissidenti appartenenti a Q e ad un consolidamento del regime.

Al contrario, sta accadendo esattamente il contrario. È il regime globalista che si sta indebolendo sul piano globale e il gruppo di Q negli USA si sta piuttosto rafforzando.

A questo punto, sono due le cose più importanti che il lettore dovrebbe tenere a mente.

La prima è quella di guardare ai fatti. Molte persone chiedono di vedere i fatti che comprovino come Trump effettivamente abbia giocato il deep state, ma non si rendono conto che i fatti ce li hanno sotto gli occhi. Devono solo guardarli.

La seconda è quella di considerare sempre la natura spirituale della lotta in corso. Se si resta confinati strettamente sul piano materiale non si comprende la natura religiosa, apertamente satanista, che guida l’avversario.

Solo così si può davvero comprendere davvero cosa sta accadendo.

Attraverso l’uso della ragione e attraverso la fede in Dio. I due concetti non solo non sono in contraddizione come asserisce la falsa scienza, ma piuttosto sono strettamente complementari.

Per avere un’idea di quando ci sarà il redde rationem tra Trump/Q e il Nuovo Ordine Mondiale, è utile citare le parole dello stesso Trump.

“Qualcosa accadrà nei prossimi sei mesi.” I prossimi sei mesi potrebbero essere davvero quelli decisivi per comprendere il destino dell’America, del mondo e dell’umanità intera.


Fonte articolo: lacrunadellago.net
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